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Il Rugantino
Questo giornale satirico, completamente in dialetto Romanesco, è stato pubblicato per la prima volta il 13 settembre 1848. Dopo pochi numeri venne chiuso dalla censura Pontificia perché accusato di diffondere idee “giacobine”. Questa non fu l’unica vicissitudine di questo giornale, però ha mostrato un’insolita resistenza, tanto che si pubblica ancora oggi. Nel 1971 aveva cadenza bisettimanale, e pubblicò in prima pagina una poesia del mio prozio.
Povera cascatella!
E’ verginella, chiara, è frizzantina.
Scenne scherzanno giù da la montagna,
sarta, serpeggia in mezzo a la campagna,
e verso er fiume, allegra, s’avvicina.
Povera cascatella! Nun sà gnente
che và a finì nell’acqua puzzolente.
Firma: Paolo Ciccotti
Questione di pubblico
Il giorno del compleanno della nonna fino a quando lei ha vissuto con noi, era per casa nostra veramente speciale. Il prozio aveva comunicato la notizia di aver scritto una poesia celebrativa e dalla mattina presto erano già pronte due sedie vicino alla finestra. Iniziavano ad arrivare gli zii e le zie, cugine e cugini e si aspettava soltanto a lui, il prozio, che devo ammettere era una persona molto imprevedibile. Nonna ogni tanto chiedeva dal bagno dove si stava preparando aiutata dalla zia: “E’ arivato?”
Poi lui arrivava per davvero, ecco finalmente era tutto pronto. Lui prima di sedersi tirava fuori dalla tasca il foglio dove era scritta la poesia, e adesso sedevano uno di fronte all’altra.
La poesia è finita e tutti noi presenti siamo stati toccati da qualcosa che ha disteso la meraviglia sui nostri volti e acceso scintille nei nostri occhi. La nonna rimane sorpresa a lungo, tenete conto che il prozio circa a metà della poesia ha iniziato a tenere la sua mano. Il suo sguardo indagatore lo mette in difficoltà, si volta verso di noi che restiamo in silenzio: “L’hai scritta te?”, domanda la nonna, come ogni volta e lo zio si schermisce:”A Clotì, come te viene in mente, certo che l’ho scritta io.”
A quel punto la nonna prende il suo viso tra le mani, lo bacia sulle guancie e come a scusarsi della sua sorpresa che ancora continua, citando una delle tante leggendarie non qualità del fratello, dice:”Nun è mai annato a scola!”. Soltanto in quel momento, la festa può cominciare.
A mia sorella Clotilde(per il suo compleanno)
Terzine dell’anima
Scrivo stì verzi mentre er giorno more
vengheno a mente tante cose care,
parole belle che le detta er core.
Vedi: ritorno sempre a primavera!
Tu me conosci, e sai sorella cara!
Tu la conosci un’anima sincera.
Passeno l’anni, e tu sempre serena
La provvidenza a tè, mai t’abbandona.
Daressi tutto pè chi soffre e pena.
Che voi che dica cò stè poche rime!
Mille parole l’ho legate insieme.
Nun tè le posso dì, nun me so esprime.
Contate ottantacinque primavere,
nun hai cercato mai una rosa, un fiore
legata sempre ar solito pensiero.
E’ questa qui, la cosa che te onora.
Penza, nun hai cambiato mai bandiera.
E chi te tocca? Tu combatti ancora.
Ne stà giornata bella, sole e aria,
Clotilde bella noi famo bardoria.
La morte, è ’na visione immaginaria.